
Zimbabwe: o sanzioni, o riforme
Prima visita dell'Ue dal 2002
L’Europa apprezza i “passi avanti” compiuti ma non revocherà le sanzioni, imposte nel 2002 contro Mugabe e i suoi dirigenti. Troppe ancora le violazioni dei diritti umani contro gli oppositori e troppo fragile l’equilibrio del nuovo governo di unità nazionale.
Le sanzioni contro lo Zimbabwe non saranno revocate fino a quando non termineranno gli abusi sui diritti umani, anche se i rapporti tra il paese africano e l'Unione europea stanno entrando in una "nuova fase". Il loro sviluppo dipenderà però dall'applicazione dell'accordo sulla condivisione del potere. Il ministro svedese dello Sviluppo Internazionale Gunilla Carlsson riassume così la posizione comune dei delegati di alto livello dell'Unione europea che il 12 e 13 settembre si sono recati ad Harare per la prima volta dopo l'imposizione di sanzioni, nel 2002.
Dalle dichiarazioni rilasciate al rientro a Bruxelles emerge la cautela con cui l'Europa valuta la possibilità di un disgelo a lungo termine degli aiuti europei allo sviluppo, chiesto con forza di recente anche dalla Comunità per lo sviluppo dell'africa australe (Sadc).
Le sanzioni - che colpiscono decine di imprese e 200 persone tra famigliari e dirigenti politici vicini al presidente Robert Mugabe - impediscono la ripresa dell'economia e lo sviluppo del paese, sostiene il presidente del Sudafrica Jacob Zuma, che ha chiesto alla comunità internazionale di rivedere le misure imposte. Le sanzioni non impediscono all'Ue di continuare a inviare aiuti alla popolazione dello Zimbabwe attraverso organizzazioni internazionali e associazioni non governative, replica invece il commissario europeo per lo Sviluppo e gli aiuti umanitari, Karel De Gucht.
Il paese, di fatto, rimane sull'orlo dell'abisso dal quale è faticosamente risalito nell'ultimo anno, dando vita ad un governo di unità nazionale che sta mostrando tutta la sua fragilità. "Non resterò al mio posto se Zanu Pf (il partito di Mugabe) continuerà a violare la legge, perseguitando i nostri deputati, diffondendo odio, occupando le nostre aziende agricole e ignorando i nostri trattati internazionali", ha detto domenica il primo ministro Morgan Tsvangirai, denunciando le violazioni dell'accordo di condivisione del potere, durante la celebrazione dei 10 anni del suo partito, il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc).
Negli ultimi mesi le tensioni interne alla coalizione di governo sono state esasperate da una serie di arresti di parlamentari dell'opposizione. Arresti con accuse che suonano come una sfida: dal furto di un vecchio cellulare, al disturbo della quiete pubblica. Mugabe tenta così la carta della condanna penale di un certo numero di deputati dell'opposizione (in caso di condanna superiore a sei mesi scatta l'interdizione dai pubblici uffici) per ottenere la maggioranza e il controllo del Parlamento.
Per l'Europa - che impose le sanzioni a Mugabe sette anni fa denunciando intimidazioni all'opposizione ed elezioni "né libere, né eque" - è difficile chiudere gli occhi non solo davanti alle denunce di organizzazioni come Human Rights Watch, ma anche di fronte alle iniziative della Federazione mondiale delle Borse dei diamanti che ha vietato il commercio dei preziosi estratti dalle miniere della regione di Marane, controllate dall'esercito che ha imposto lavori forzati e ucciso almeno 200 persone lo scorso anno.
La redazione di Nigrizia - 15/9/2009