Spiragli di tregua in Nigeria

I sabotaggi del Mend contro le società petrolifere stanno danneggiando l'economia nazionale. Il governo corre ai ripari.

Ad oltre un mese dal lancio dell'offensiva militare contro il Mend nel Delta del Niger, i militanti aprono alla proposta di amnistia del presidente Yar'Adua. E anche il ministro degli esteri afferma che le operazioni militari stanno per finire. Il governo non può permettersi di ritardare ancora le consegne di greggio. Intanto nella regione è crisi umanitaria.

Sono passate ormai 6 settimane dal lancio della pesante offensiva contro il Movimento di liberazione del Delta del Niger (Mend), da parte dell'esercito governativo. Le popolazioni che abitano la regione hanno denunciato migliaia di vittime tra i civili, a causa degli attacchi indiscriminati dei militari. Le organizzazioni umanitarie internazionali non hanno potuto accedere alla zona dei combattimenti, che Abuja ha decretato off- limits. Intanto le azioni di sabotaggio del Mend non si sono fermate. Al contrario: in reazione alle violenze sui civili, i militanti hanno annunciato una guerra senza tregua alle multinazionali del petrolio che operano nella regione senza nessun rispetto per l'ambiente e per la popolazione. Infatti le azioni contro Shell, Chevron e le altre società straniere che estraggono il petrolio e i gas dal ricco sottosuolo nigeriano sono riprese a pieno ritmo, tanto che la Shell è stata costretta a dichiarare lo stato di forza maggiore per le consegne previste a giugno e luglio dal terminal delle esportazioni di Forcados, nel sud della Nigeria. Questa clausola permette alla società di non pagare penali in caso di ritardo sugli obblighi contrattuali, come per esempio consegne di gas e petrolio, in caso di eventi imprevisti. È una procedura a cui Shell ha dovuto ricorrere più volte in passato.

Ora a far cambiare radicalmente l'attuale scenario nel Delta del Niger potrebbe essere, se confermata, l'apertura del Mend alla proposta del presidente Umaru Yar'Adua di un'amnistia. Akete Tom, tra i leader del movimento, avrebbe infatti accolto l'offerta del presidente, dopo aver rifiutato la stessa offerta in precedenza. Il presidente in persona annuncerà, non appena possibile e comunque nei prossimi giorni, le condizioni, le procedure e i meccanismi per la richiesta di amnistia, sulla quale sta lavorando un apposito comitato.

Si tratta di un tentativo estremo di riprendere il controllo della regione, un'area chiave per la sua ricchezza e per i rapporti commerciali con le multinazionali straniere. L'economia del paese si basa infatti sull'esportazione di greggio, un giro di affari che gli attacchi dei militanti ha ridimensionato tanto da far perdere il primato continentale al paese di primo esportatore di petrolio: negli ultimi due anni la produzione è passata dai 2,6 passata milioni di barili al giorno ai circa 1,8 milione di oggi.

Ma se anche questa apertura del Mend non fosse confermata, il ministro degli Esteri Ojo Maduekwe ha assicurato che l'offensiva militare nel Delta "si concluderà nelle prossime settimane". La dichiarazione è stata ripresa oggi dal quotidiano nigeriano This Day. Secondo il ministro la presenza dei militari nella regione verrà gradualmente ridotta, fino al totale ritiro. Ritiro che richiederà però qualche settimana. Intanto, come denunciato dalla società civile locale e internazionale, nel Delta del Niger è in corso una vera a propria crisi umanitaria.

 




La redazione di Nigrizia - 17/6/2009