Categoria: Politica
I membri degli organi di transizione non potranno candidarsi alle elezioni.

Un accordo per il Madagascar
Amnistia per tutti, un governo di unità nazionale per 15 mesi, poi nuove elezioni generali: la crisi istituzionale in Madagascar sulla carta si è risolta. Ma resta il problema della nomina di chi guiderà il paese fino alle nuove consultazioni.

Ci sono i primi segnali positivi per la crisi istituzionale in Madagascar: dopo 4 giorni di colloqui a Maputo, in Mozambico, è stato raggiunto un accordo per la costituzione di un governo di transizione.

Alla riunione hanno partecipato, oltre all'ex presidente del Madagascar, Marc Ravalomanana, e all'attuale uomo forte Andry Rajoelina, due ex capi di stato del paese, Didier Ratsiraka e Albert Zafy. Principale mediatore dei colloqui l'ex presidente mozambicano Joaquim Chissano.

In base all'accordo la transizione durerà al massimo 15 mesi e si concluderà con la convocazione di nuove elezioni presidenziali e legislative, sotto il controllo della comunità internazionale. I documenti sottoscritti vertono su 4 punti: l'annullamento delle condanne seguite agli avvenimenti all'autoproclamazione a presidente di Ravalomanana e all'esilio di Ratsiraka, nel 2002; quello delle condanne contro personalità politiche, civili e militari durante la presidenza di Ravalomanana; l'annullamento delle misure restrittive contro i sostenitori di Ravalomanana, applicate dall'attuale regime. Il quarto accordo prevede la nomina degli ex-capi di stato a senatori a vita.

I presidenti attualmente in esilio, Ratsiraka in Francia e Ravalomanana in Sudafrica potranno quindi tornare in patria, non appena l'Alta autorità per il Madagascar, l'organo che amministra il paese, sotto la guida di Rajoelina, avrà ratificato gli accordi; per farlo ha 30 giorni di tempo.

La parte più spinosa della risoluzione è però ancora da affrontare: le quattro parti si sono impegnate per identificare entro la metà di agosto i 28 componenti del governo di unità nazionale, che sarà guidato da un primo ministro e da 3 vice.

Il lavoro dell'esecutivo sarà supportato da 5 diversi organi, composti con rappresentanti di tutte le forze politiche del paese: un Consiglio superiore della transizione, un Congresso della transizione, un Consiglio nazionale della riconciliazione, un Consiglio economico e sociale, un'Alta corte della transizione. Il periodo di transizione inizierà solo quando questi organi saranno effettivi.

I membri di questi organi, governo compreso, non potranno candidarsi alle prossime elezioni. Ravalomanana e Rajoelina hanno quindi affermato che non ne faranno parte.

L'accordo lascia tutti soddisfatti, mediatori compresi, che sperano così in una concreta soluzione alla crisi, scoppiata nel gennaio 2009 grazie alle manifestazioni popolari. Un malcontento sociale diffuso e profondo sfociato anche nella violenza (oltre 120 i morti in 2 settimane), che l'opposizione guidata da Rajoelina ha saputo cavalcare, fino a costringere, il 17 marzo il presidente in carica Marc Ravalomanana alle dimissioni, anche grazie al sostegno dell'esercito. Un cambio al vertice duramente criticato dalla comunità internazionale, a partire dalla stessa Unione africana, che da marzo chiede un ripristino della democrazia.

Ancora sulla crisi in Madagascar:

Madagascar: nuovo stallo , 17/06

 

 


Nigrizia - 10/08/2009







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