Filippo Angelone
In attesa di un futuro
Presentazione dell'autore
Febbraio 2010
Malta è un piccolo arcipelago nel Mar Mediterraneo che conta 400.000 abitanti.
Nel 2002 la Tunisia ha iniziato un programma intensivo di pattugliamento delle proprie coste, la Libia è diventata così il punto di partenza principale per le imbarcazioni degli immigrati africani dirette verso l’Italia. Malta si è trovata nel mezzo delle nuove rotte e ha dovuto affrontare un problema del tutto nuovo, cominciando a fare i conti con il recupero delle barche in avaria all’interno delle proprie acque territoriali.
Gli immigrati “clandestini” attualmente presenti a Malta sono circa 5000. Nessuno di loro voleva approdare sull’Isola, ma nessuno di loro può andarsene. Il trattato “Dublino II” obbliga infatti gli stati membri dell’Unione Europea a farsi carico di tutte le procedure che riguardano i richiedenti asilo politico giunti sul proprio suolo.
Gli immigrati, dopo un periodo di detenzione che può raggiungere una durata massima di 18 mesi, vengono ospitati nei cosiddetti centri aperti. Luoghi di accoglienza da cui è possibile entrare e uscire liberamente e che dovrebbero garantire l’assistenza di base per il tempo necessario a trovare un’occupazione e una casa. E’ però molto difficile per gli immigrati inserirsi nel tessuto sociale maltese. A parte qualche rara eccezione quasi nessuno di loro riesce a raggiungere una situazione di indipendenza. Gli “Open Centers”, come vengono definiti, sono così di fatto diventati dei “centri di isolamento” in cui gli immigrati rimangono intrappolati, vivendo spesso in condizioni tutt’altro che dignitose.
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