Tiziana Consoli
14/05/2010 12.10.30

Corso di laurea in Scienze per la comunicazione internazionale - Università degli studi di Catania

“C’est toute l’originalité de cette presse [francophone] (..) que d’être un cas de média authentiquement national” .

Una delle prime problematiche legate alla stampa periodica africana, in cui si imbatte chiunque voglia avvicinarsi alla tematica, riguarda un interrogativo fondamentale che ci viene suggerito dall’osservazione appena citata di Gilles Kraemer: è possibile considerare “autenticamente nazionale” la stampa periodica africana realizzata in lingue europee? Esiste un modello giornalistico autoctono africano, oppure si è sviluppato un approccio meramente emulativo del modello occidentale?

Questi sono stati gli interrogativi di base che ci hanno accompagnato nel corso della nostra ricerca. Nato da un iniziale interesse nei confronti della situazione generale del giornalismo in Africa, spesso a nostro parere sottovalutato dalla letteratura di riferimento, il nostro lavoro si è immediatamente imbattuto nella peculiare situazione linguistica del continente: la maggior parte degli Stati africani, nonostante l’indipendenza, ha, infatti, riconosciuto quale lingua nazionale almeno una lingua europea, testimonianza dell’impatto totalizzante della colonizzazione, alimentando in tal modo le tradizioni giornalistiche di lingua “straniera”. Ci siamo, pertanto, soffermati sul contributo fornito, sin dalle origini, dalla stampa periodica nelle due lingue europee più diffuse sul continente, l’Inglese e il Francese, attraverso lo studio di due casi rappresentativi della stampa anglofona e francofona in Africa: il Sudafrica e il Marocco.

Tra gli obiettivi di questo lavoro vi è, innanzitutto, l’analisi dell’evoluzione storica della stampa periodica nel continente africano, individuando il rapporto creatosi nel corso dei secoli tra il giornalismo locale e quello in lingua europea, e il ruolo che ciascuno ha svolto in relazione alle vicende politiche nazionali. Il primo capitolo, difatti, presenta un excursus storico dello sviluppo della stampa periodica in Africa, individuando le sue origini nell’iniziativa dei coloni europei agli inizi del XIX secolo, i quali produssero dei giornali nella propria lingua d’origine indirizzati alle neonate comunità; mentre pochi furono, originariamente, gli esperimenti nelle lingue locali, realizzati perlopiù dai missionari a scopo educativo e di conversione. Dopo aver tracciato la genesi della stampa periodica nelle diverse nazioni africane, si proseguirà lo studio della sua evoluzione fino alla fine del XX secolo, suddividendo le fasi storiche in relazione al paradigma elaborato da Joseph Campbell che distingue quattro tipologie di giornalismo africano sulla base del loro ruolo nella vita politica nazionale: il giornalismo “d’avanguardia”, nato durante la fase della dominazione coloniale, e che rappresentò la voce dei movimenti nazionalistici; il giornalismo “servile”, sviluppatosi nei neonati stati indipendenti e divenuto il principale strumento propagandistico dei governi nazionali, che dietro la maschera del “development journalism” impedirono il diffondersi di giornali dissidenti; il giornalismo “di rinforzo”, nato tra gli anni 80 e 90 del XX secolo, ha accompagnato la fase di rinnovamento democratico degli stati africani consolidando le nuove trasformazioni politiche e contribuendo all’articolazione del dibattito pubblico; e, infine, il giornalismo “clandestino”, che ha attraversato sotterraneamente tutte le epoche mantenendo sempre viva la contestazione nei confronti degli abusi di potere in tutti i contesti di oppressione e censura.

Dopo aver osservato lo sviluppo storico del giornalismo africano, nel secondo capitolo si sono analizzati i principali fattori discriminanti per la diffusione e la crescita dell’industria editoriale nel continente: l’analfabetismo, la povertà, la libertà di stampa, l’assenza di capitali, i conflitti, le difficoltà tecniche. Per ciascuna di queste problematiche si è in particolar modo voluto evidenziare l’appartenenza idiomatica; per far ciò sono stati raccolti numerosi dati da fonti diverse (data l’assenza di studi comparativi e esaustivi su tali aspetti) quali la banca dati dell’Unesco, quella della Banca Mondiale, le relazioni annuali della Freedom House e dell’Istituto di Human Development delle Nazioni Unite, nonché, per i dati antecedenti gli anni 90, le tabelle riportate nell’ “Encyclopædia Britannica”. Tutta questa mole di informazioni è stata poi selezionata sulla base della rilevanza e della rappresentatività di un periodo storico e inserita in tabelle comparative contenenti le informazioni specifiche per ogni nazione. Infine, sono stati realizzati dei grafici riassuntivi, elaborati sulla base dei dati raccolti, per una migliore visione d’insieme della situazione globale africana.

 

La nostra ricerca, attraverso l’analisi del percorso storico e delle problematiche sociali, economiche e politiche della stampa periodica in Africa, è anche un tentativo di fornire un quadro dettagliato dei principali aspetti del giornalismo africano dimostrando una stretta relazione tra la sua evoluzione e i fattori linguistici. Sono emerse, ad esempio, differenze rilevanti tra le produzioni giornalistiche in lingue locali e quelle in lingue europee relative alle tirature realizzate, registrando la superiorità di quest’ultime. Nel terzo capitolo, pertanto, ci si è soffermati sull’analisi di due casi, il Marocco e il Sudafrica, rappresentativi rispettivamente della stampa francofona e anglofona in Africa. Attraverso lo studio della loro evoluzione storica, e mediante un’analisi comparativa delle due tradizioni, e il confronto tra queste e le altre tradizioni autoctone, si è anche cercato di determinare se, in effetti, esse siano state legate al territorio e alla società locale o se abbiano curato esclusivamente gli interessi delle comunità linguistiche di appartenenza concentrandosi sulle vicende occidentali.

In effetti, si è osservata una generale tendenza alla realizzazione di una stampa periodica interessata agli avvenimenti internazionali, ma mai distaccata dalla realtà locale intraprendendo, ad esempio, delle battaglie a favore del pluralismo, la prima, e dell’uguaglianza sociale, la seconda. Le due tradizioni giornalistiche che abbiamo analizzato dimostrano come esse siano legate al contesto africano non solo per averne determinata la nascita, ma anche perché attivamente impegnate sul territorio favorendo la costruzione di uno spazio pubblico aperto al dibattito su questioni di interesse nazionale. In particolare, abbiamo voluto evidenziare i fattori negativi e quelli positivi dell’attuale stampa periodica di queste nazioni, per cercare anche di determinare quali siano i possibili sviluppi della stampa nell’immediato futuro.

In conclusione, abbiamo provato a dimostrare, attraverso una serie di esempi, la concreta possibilità di realizzazione per queste nazioni di un giornalismo finalmente indipendente e di qualità nonostante le numerose difficoltà ancora da superare.   

 



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