Davide Prata
04/02/2010 9.55.22

Tesi del Master in African studies - Universita' di Dalarna (Svezia)

VERSIONE ITALIANA

La tesi che ho redatto, analizza la qualità dell’educazione primaria nei campi per rifugiati, attraverso un’analisi comparativa. I due casi di studio analizzati sono: rifugiati Burundesi in Tanzania e rifugiati Somali in Kenya.

Metodologicamente, questa ricerca, sviluppa, la definizione dell’UNICEF sulla qualità dell’educazione e lo studio di Timothy Brown sui rifugiati Butanesi in Nepal. Basandomi su questi testi, le seguenti variabili sono state considerate come fattori rilevanti nella qualità dell’educazione: ambiente, attori, mezzi e risultati in frequenza e iscrizioni. L’analisi è stata inoltre integrata da indicatori analitici basati sui Minimum Standard for Education in Emergency, (MSEE).

 

Le domande principali di questo studio sono:

  • Come l’ambiente e gli attori influenzano e sono influenzati dalla qualità dell’educazione nei campi per rifugiati?

  • Come i mezzi e i risultati influiscono sulla qualità dell’educazione e sulle prospettive future dei rifugiati?

 

La prima parte di questa ricerca, contestualizza con un profilo di carattere storico, la diaspora dei rifugiati provenienti dalla Somalia e dal Burundi, analizzando rispettivamente le politiche di asilo del Kenya e della Tanzania.
Ritenendo l’educazione dei rifugiati un diritto, ho comparato il modello di educazione nei contesti di emergenza proposto dall’UNICEF, con l’implementazione attuata nei due paesi analizzati. Tenendo in considerazione varie voci critiche su questo tema, ho posto l’accento sui possibili effetti che un sistema educativo, propriamente sviluppato, può generare nei campi per rifugiati. In particolar modo l’educazione rappresenta un importante stimolo per la prevenzione dei conflitti, per la stabilizzazione e per la valorizzazione del ruolo delle donne.

La seconda parte della tesi, propone l’analisi comparativa dei due sistemi di educazione implementati nei campi per rifugiati in Tanzania e Kenya. L’ambiente, gli attori, i mezzi e i risultati in frequenza e iscrizioni sono state considerate come variabili che influenzano la qualità dell’educazione.

In merito all’ambiente nei campi dei rifugiati alcune problematiche quali la sicurezza, il cibo e il ruolo delle donne, assumono vitale importanza nella determinazione della qualità dell’educazione. Ho argomentato inoltre la tesi secondo cui l’educazione dei rifugiati, se propriamente implementata, può modificare positivamente l’ambiente dei campi e creare nuove opportunità.

Gli insegnanti, le famiglie e gli studenti sono stati considerati come gli attori che influenzano la qualità dell’educazione. Malgrado ciò, i risultati ottenuti dal sistema educativo del paese di origine giocano un ruolo cruciale nel determinare il numero di iscrizioni, la frequenza e la percezione dell’educazione nei campi rifugiati. Questa discussione è stata argomentata riportando le differenze fra i sistemi educativi della Somalia e del Burundi precedenti ai periodi di crisi. Parallelamente a questi argomenti, la formazione degli insegnanti e la concezione dell’educazione nelle famiglie sono state ampiamente esaminate.

Rilevando che la tipologia di curriculum scolastico implementato rappresenta la maggiore divergenza fra i due sistemi educativi, ho sottolineato come differenti materie possano originare diverse prospettive per il futuro dei giovani. Nel caso di studio dei rifugiati Burundesi, l’implementazione del curriculum nativo nei campi in Tanzania può avere effetti positive nell’attuale prospettiva di reintegrazione. Contrariamente a ciò, il curriculum acquisito e l’estranea lingua d’istruzione, implementati nel caso dei rifugiati Somali in Kenya, rappresentano una possibile minaccia sia nei risultati scolatici sia nel futuro dei giovani rifugiati Somali.

Le differenze nei risultati ottenuti comparando le due realtà analizzate conferma l’influenza del curriculum, le disparità di genere e la differente percezione dell’educazione da parte dei rifugiati.

Questa tesi è stata sviluppata con report e statistiche di varie agenzie delle Nazioni Unite. Rilevanti fonti secondarie quali articoli e dati provenienti da vari organismi non governativi, sono state criticamente considerate.


VERSIONE INGLESE


In this thes
is, I analyze quality in refugees’ education comparing two cases of study: Burundian refugees in Tanzania and Somali refugees in Kenya.

Methodologically this research develops the UNICEF’s definition of quality in education and the Timothy Brown’s study on Bhutanese refugees in Nepal. Based on these statements environment, actors, tools and outcomes rates are considered as influencing factors in refugees’ education’s quality. In addiction, analytic indicators based on the Minimum Standard for Education in Emergency, (MSEE) are integrated to fulfill this comparative analysis.

The Somali and Burundian asylum seekers’ history and the host countries’ policies on refugees are emphasized in the first part of this research. Referring to camps’ education as a ‘matter of right’, I differentiate between the concept of education in emergency and its implementation. Taking into consideration several critics on this topic, I emphasize the positive realizations that education could generate in the camps and specify its role on conflict prevention, stabilization and gender empowerment. Referring on these points of views I argue that education has to be considered as a life saving activity.

In the second part of this thesis I analyze camps’ environment, actors, tool and outcomes. Within the discussion over environment security, food and gender are considered as main issues. On the other hand, I also argue that refugees’ education, if properly supported, could positively modify the camps background. Specifically, refugees could be empowered to cope with the camp’s life and the post-crisis opportunities.

Teachers, families and students are included in this analysis as influencing actors. I support that origin country education’s achievements play the major role in determining camps’ enrollment, attendance rate and education’s perception. This argument is supported stressing dissimilarities between former education in Somalia and Burundi. In addiction, teacher training and families behaviors on education are also considered.

Stressing that curriculum issue is the most evident divergence between the two cases analyzed, I emphasize how different subjects thought could generate dissimilar future perspective for the youths. Referring to the Burundian case of study, the value of the native curriculum is emphasized considering the actual re-integration perspective. On the other hand, referring to the foreign curriculum and the unfamiliar language of instruction implemented in the Somali case of study I underline the related threats in camps’ education achievements. A similar suggestion is supported regarding the examination system that differs with the native one implemented for the Burundian refugees living in Tanzania to the foreign one adopted in the Somali living in Kenya.

Differences over outcomes confirm the hypothesis argued on native instruction’s influence, gender disparity and refugees’ perception over education.

This analysis is structured on UN agencies’ reports and statistics. On the other hand, relevant secondary sources, like articles and NGO’s data, are also critically considered.

 

This study addresses the following two focus questions:

  • How environment and actors influence and are influenced by quality in Somali and Burundian refugees education?

  • How tools and outcomes affect quality in education and post refugee opportunities in Burundian and Somali cases of studies?

 

 



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