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    <title>Nigrizia.it</title>
    <link>http://www.nigrizia.com</link>
    <description>Nigrizia - il portale italiano dei Comboniani</description>
    <copyright>Copyright 2009 - nigrizia.it</copyright>
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    <managingEditor>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</managingEditor>
    <webMaster>info@ideattiva.com (Ideattiva S.r.l.)</webMaster>
    <language>it</language>
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      <title>Avviso agli utenti!</title>
      <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 17:28:35 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9324&amp;IdModule=1</link>
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      <title>Etiopia, il bluff &lt;br&gt;della mega-diga</title>
      <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 17:27:39 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9323&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;A sole due settimane dall'inaugurazione, il 25 gennaio scorso &amp;egrave; crollato, in Etiopia, un tunnel della diga Gilgel Gibe II, un mega progetto dell'italiana Salini cofinanziato dal governo italiano. La diga era stata inaugurata il 13 gennaio scorso, con ben sei mesi di anticipo rispetto al termine contrattuale, alla presenza del &lt;a href="http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9246&amp;amp;IdModule=1"&gt;&lt;strong&gt;ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il crollo ha interessato un tunnel lungo 26 chilometri e avrebbe dovuto generare energia sfruttando la differenza di altitudine fra il bacino della Gilgel Gibe I e il fiume Gibe. Secondo quanto dichiarato dalla societ&amp;agrave; costruttrice, un imprevisto geologico avrebbe provocato &amp;laquo;una venuta di materiale, che ha interessato circa 15 metri del tunnel&amp;raquo; causando un inevitabile black-out. La Salini ha fatto sapere che i lavori di riparazione dureranno due mesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto, fortemente criticato per le modalit&amp;agrave; con il quale &amp;egrave; stato realizzato, &amp;egrave; stato cofinanziato dall'Italia con 220 milioni di euro. Secondo la Campagna per la riforma della Banca Mondiale (Crbm), la diga rischia di creare gravi danni al fragile equilibrio naturale della valle del fiume Omo, nel nord ovest dell'Etiopia, oltre a mettere a rischio la sopravvivenza stessa del Lago Turkana, vicino al confine con il Kenya. La scarsit&amp;agrave; di risorse, potrebbe inoltre aumentare la &lt;a href="http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9287&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;conflittualit&amp;agrave; tra le comunit&amp;agrave; dell'area&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, con un'escalation che coinvolgerebbe anche il vicino Kenya.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dura la reazione della &lt;a href="http://www.crbm.org/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Crbm&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che ha ammonito: &amp;laquo;La superficialit&amp;agrave; con la quale vengono messe in piedi queste opere, senza reali studi, &amp;egrave; molto pericolosa&amp;raquo;. A destare preoccupazione anche il nuovo progetto in cantiere della Salini, alle prese con la costruzione, 150  chilometri pi&amp;ugrave; a valle, della diga di Gilgel Gibe III. La diga sar&amp;agrave; alta 240 metri. Il cedimento di una struttura del genere potrebbe causare, secondo gli attivisti, &amp;nbsp;&amp;laquo;un disastro di proporzioni apocalittiche&amp;raquo;.&lt;/p&gt;</description>
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    </item>
    <item>
      <title>La Rai se ne va dall’Africa?</title>
      <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 17:02:55 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9307&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Se la Rai &amp;egrave; intenzionata davvero a chiudere l'ufficio di corrispondenza di Nairobi, &lt;em&gt;Nigrizia&lt;/em&gt; considera sciagurata questa scelta. Nel 2005, il nostro mensile, insieme con la Tavola della Pace, Usigrai (sindacato giornalisti Rai), Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), Articolo 21, e le testate &lt;em&gt;Redattore sociale&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Missione Oggi&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Mosaico di Pace&lt;/em&gt; diede vita alla campagna "Diamo voce alla pace", che aveva tra gli obiettivi anche quello di incalzare la Rai a strutturarsi meglio nell'informazione dal Sud del mondo. Una campagna che ha avuto un esito positivo e che ora potrebbe essere vanificato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ennio Remondino, nella veste di fiduciario sindacale dei corrispondenti esteri, fornisce questa lettura: &amp;laquo;La Rai ha scelto, nel recente passato, di estendere la sua presenza estera, andando oltre le sedi storiche che sono riferimento di tutte le strutture giornalistiche internazionali. Una presenza "oltre" che, fu detto, sottolineava il suo essere "Servizio pubblico". Oggi, 5 di quelle sedi, potrebbero essere cancellate. Un'attenzione giornalistica, gi&amp;agrave; avara nei notiziari, che viene rimossa. Cancellate dall'attenzione aziendale e dal gradimento direttoriale, Africa, continente indiano, Sud America e mondo arabo e Mediterraneo, salvo la presenza a Gerusalemme. Errore strategico che non corrisponde neppure ad una valutazione ragionieristica: 700 mila euro l'anno il costo di quelle 5 sedi! Riprendendo quanto denunciato dal presidente della Fnsi, Roberto Natale: "Scelta tanto pi&amp;ugrave; grave se si pensa che la chiusura delle cinque sedi consentir&amp;agrave; un risparmio pressoch&amp;eacute; equivalente alla spesa che sar&amp;agrave; fatta per scritturare Ron Moss e Raz Degan per lo spettacolo del sabato sera "Rai is Beautiful"&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Padre Giuseppe Caramazza, gi&amp;agrave; direttore di &lt;em&gt;New People,&lt;/em&gt; la rivista comboniana che ha sede a Nairobi, ha seguito da vicino la nascita dell'ufficio di corrispondenza Rai di Nairobi: &amp;laquo;Sarebbe una decisione sorprendente. In questi anni di attivit&amp;agrave; Enzo Nucci e i suoi collaboratori hanno contribuito a far comprendere meglio agli utenti italiani le vicende della Somalia piuttosto che il Forum sociale mondiale del 2007, la crisi del Grandi Laghi piuttosto che la pace in Sudan&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E aggiunge: &amp;laquo;Non capisco. L'Africa &amp;egrave; sempre pi&amp;ugrave; presente sulla scena mondiale e il servizio pubblico italiano guarda altrove... Il rischio &amp;egrave; che la Rai si accontenti di dare solo le notizie filtrate dalle agenzie internazionali, che naturalmente hanno una loro lettura della realt&amp;agrave;. Il rischio &amp;egrave; che si torni a parlare di Africa solo associandola a guerre, carestie, malattie. L'Africa, e gli italiani abbonati al servizio pubblico, meritano di pi&amp;ugrave;. La sede di Nairobi &amp;egrave; stata un passo nella direzione giusta. Sarebbe un peccato gettare via l'esperienza sin qui maturata&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.perlapace.it/index.php?id_article=3686" target="_blank"&gt;Firma l'appello contro la chiusura delle sedi RAI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9308&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;La rezione della Federazione Stampa Missionaria Italiana (FESMI)&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(L'intervista a Ennio Remondino, fiduciario sindacale dei corrispondenti esteri della Rai, e Enzo Nucci,&amp;nbsp; corrispondente e coordinatore della sede Rai di Nairobi, &amp;egrave; stata estratta dal programma radiofonico &lt;a href="http://afriradio.altervista.org/www/"&gt;&lt;strong&gt;Focus&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, di Michela Trevisan)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
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    </item>
    <item>
      <title>Cie fuori controllo</title>
      <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 18:31:31 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9309&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Si chiamano Cie (Centri di identificazione ed espulsione), Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e Cda (Centri di accoglienza). Sono strutture disseminate sul territorio italiano per ospitare gli immigrati senza permesso di soggiorno. Per la seconda volta Medici Senza Frontiere (Msf) ha potuto visitarli, in due riprese, nel 2008 e nel 2009, redigendo un rapporto dal titolo "Al di l&amp;agrave; del muro", con lo scopo di far conoscere la realt&amp;agrave; di questi spazi, totalmente chiusi ad osservatori esterni, e far emergere la quotidianit&amp;agrave; vissuta dalle migliaia di migranti che vi sono rinchiusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivo dell'indagine &amp;egrave; stato per&amp;ograve; anche quello di verificare se, dopo il primo e unico studio di questo tipo,  realizzato sempre da Msf nel 2003, le denunce e le segnalazioni effettuate dai migranti sui malfunzionamenti dei centri, siano state accolte o meno, soprattutto dopo che, nel 2006, il ministero dell'Interno istitu&amp;igrave; una Commissione speciale di verifica presieduta dal rappresentante dell'Onu Staffan De Mistura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;Egrave; una situazione sostanzialmente invariata, quella che emerge dal rapporto di Msf, che scrive: &amp;laquo;sono emersi: la mancanza di protocolli d'intesa che stabiliscano i rapporti fra i centri e il sistema sanitario nazionale, l'insufficiente assistenza sanitaria, legale, sociale e psicologica e i diffusi segnali di profondo malessere tra i migranti&amp;raquo;. La gestione di questi centri continuerebbe, dunque, ad essere di tipo emergenziale, lasciata per lo pi&amp;ugrave; a discrezione dei singoli enti gestori e, tutto questo, senza tenere conto del fatto che con la nuova legislazione queste strutture devono ospitare i migranti fino a sei mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le accuse di Msf, sono state bollate dal governo, come la manifestazione di  &amp;laquo;una posizione tutta ideologica&amp;raquo;.&lt;br /&gt;Giornalisti e politici possono &amp;laquo;accertarsi in qualsiasi momento delle reali condizioni di accoglienza e di ospitalit&amp;agrave;&amp;raquo; dei migranti, ha tenuto a far sapere Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libert&amp;agrave; civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(L'intervista a Rolando Magnano, vice capo missione per Msf, &amp;egrave; stata estratta dal programma radiofonico &lt;a href="http://afriradio.altervista.org/www/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Focus&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, di Michela Trevisan)&lt;/p&gt;</description>
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      <title>Nigeria: attacco nel Delta</title>
      <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 13:09:33 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9306&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Il peggiore attacco da oltre sei mesi. Un sabotaggio condotto sabato contro di un oleodotto nel sud della Nigeria, ha costretto la Royal Dutch Shell a fermare tre stazioni di pompaggio nella regione del Delta del Niger.&lt;br /&gt;Il Mend, il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger, principale gruppo armato attivo nella regione, ha tuttavia negato oggi un suo coinvolgimento diretto nell'azione.&lt;br /&gt;Il sabotaggio &amp;egrave; avvenuto proprio poche ore dopo l'annuncio da parte del Mend della rottura del cessate il fuoco a partire da sabato scorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonti della sicurezza hanno dichiarato che il sabotaggio avrebbe potuto essere opera di ladri di petrolio che cercavano di attingere il greggio dagli oleodotti piuttosto che un attacco mirato di gruppi militanti. Una prassi molto diffusa nelle ricche regioni petrolifere del sud del paese. Solo nel 2009 sono state centinaia le raffinerie abusive smantellate dall'esercito.&lt;br /&gt;In una mail inviata ai media, il Mend, pur sottolineando di non essere direttamente responsabile del sabotaggio, ha tuttavia lasciato intendere che potrebbe essere opera di un gruppo freelance a loro collegato, che avrebbe agito autonomamente dopo l'annuncio della revoca unilaterale del cessate il fuoco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un elemento in pi&amp;ugrave; di tensione nel paese, alle prese con le polemiche legate alla malattia del presidente Umaru Yar Adua, da mesi assente dalla scena politica. Yar'Adua era riuscito a portare a termine un processo di disarmo e un'amnistia nei confronti dei gruppi armati che operano nella zona petrolifera. Un percorso che si &amp;egrave; interrotto proprio quando i guerriglieri attendevano il varo di una nuova legge che contemplasse un piano di reintegro degli ex militanti e una redistribuzione a livello locale di parte delle risorse derivanti dal petrolio.&lt;/p&gt;</description>
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